Il 14 giugno 2026 la Svizzera voterà sull’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni! (iniziativa per la sostenibilità)». Essa chiede che la popolazione resti stabilmente al disotto dei 10 milioni di abitanti. Al contempo mette in discussione importanti accordi con l’Unione europea, compresi quelli rilevanti per il mercato del lavoro.
Cosa significa concretamente questa iniziativa per tutti noi?
Dal punto di vista dell’OSP, questa iniziativa non risolve i problemi del sistema sanitario, ma li aggrava. La domanda è se i pazienti e le pazienti potranno continuare a ricevere cure adeguate anche in futuro. Perché alla fine non sono sistemi astratti a essere colpiti, ma persone:
Persone che aspettano un intervento.
Familiari che cercano un posto in una struttura di cura.
Genitori che hanno bisogno di un’assistenza affidabile per i loro figli, sia nella medicina pediatrica che dopo il parto.
Persone anziane che dipendono dall’assistenza e dalle cure a domicilio.
Persone con malattie croniche che necessitano di cure regolari.
Già oggi il sistema sanitario è fortemente sotto pressione. Molti ospedali, case di cura, organizzazioni di assistenza e cure a domicilio, case maternità e istituzioni sociali hanno difficoltà a trovare personale qualificato a sufficienza. Senza professionisti provenienti dall’estero, l’assistenza nella forma attuale non potrebbe essere mantenuta.
Al contempo, il fabbisogno aumenta. Invecchiamo e i trattamenti diventano più complessi a causa di approcci medici e terapeutici sempre più specializzati. Proprio per questo il nostro sistema sanitario dipende da professionisti ben formati, anche provenienti dall’estero. Se il loro reclutamento viene ostacolato o bloccato, le conseguenze sono dirette:
Per i pazienti e le pazienti questo non significa solo più burocrazia, ma una minore qualità dell’assistenza. Una buona assistenza nasce dove i professionisti dispongono di tempo, competenze e attenzione sufficienti per i pazienti e le pazienti, nonché per le loro esigenze. Se queste risorse mancano, aumentano i rischi, come errori, ritardi, lacune nell’assistenza e situazioni critiche in caso di emergenza. Anche con il massimo impegno, il personale oberato non può compensare a lungo ciò che manca a livello strutturale.
Posizione dell’OSP
Da molti anni l’OSP si impegna affinché i pazienti e le pazienti siano ascoltati e accompagnati adeguatamente. Ciò implica anche un sistema sanitario che disponga delle risorse umane necessarie per svolgere il proprio compito.
Per questo motivo l’OSP ha aderito al comitato sanitario «No al caos nell’assistenza».
L’iniziativa 10 milioni, chiamata anche iniziativa per la sostenibilità, promette un alleggerimento, ma nel sistema sanitario produrrebbe l’effetto opposto. Se diventa più difficile reclutare personale, aumentano gli oneri e i costi. Se le prestazioni diventano più scarse, si generano inefficienze, ritardi e costi aggiuntivi che, in ultima analisi, ricadono sui pazienti e sulle pazienti, oltre che sugli assicurati.Nulla di sostenibile.
Un limite rigido che mette a rischio accordi fondamentali e rende ancora più difficile l’assunzione di personale nel sistema sanitario non è una soluzione dal punto di vista dell’OSP. È un rischio per i pazienti e le pazienti.
Giudicate voi stessi.
Di seguito sono disponibili ulteriori informazioni del comitato sanitario e sugli effetti sul sistema sanitario: caos nelle cure "NO": su cosa votiamo
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